A Grand Royal telephone operator who only wanted to be identified as Laura said Thursday afternoon that the infomercials were doing their job so far. “It’s been pretty busy when the infomercials have been airing,” she said, adding that some callers, however, weren’t sure whether to take the ad seriously. “Some people have been like ‘Are you just going to go out and charge up my credit card?’ And I’ve just been telling them, ‘No, this is legit.’ ”
Questa recensione parla di SebastiAn e del suo unico disco: l’ho scritta per il #47 di inutile, uscito a ottobre. Sì, quindi stiamo parlando di una recensione per i pochi eletti iscritti alla nostra rivista: quindi ora su FRUSTRA si può leggere GRATIS qualcosa che prima era APAGAMENTO! Quando si parla di comunismo reale. Eccola.
***
sick
1.
a. Suffering from or affected with a physical illness; ailing.
b. Of or for sick persons.
c. Nauseated.
2.
a. Mentally ill or disturbed.
b. Unwholesome, morbid, or sadistic.
insane
1.
a. Of, exhibiting, or afflicted with insanity.
b. Characteristic of or associated with persons afflicted with insanity.
c. Intended for use by such persons.
2. Immoderate; wild.
3. Very foolish; absurd.
1. L’ABUSO DI QUESTI DUE AGGETTIVI NEL WEB
L’abuso di questi due aggettivi nel web, avviene soprattutto nei commenti di YouTube, quando oggetto di interesse sono video che presentano contenuti estremi – gente che si spacca le braccia, cose così - oppure video musicali . Nel caso della musica curiosamente spesso ci si riferisce a intro, outro, assoli, bridge, come se fosse troppo azzardato ritenere che un album o un artista o un concerto possano essere del tutto “sick” o “insane”. In questo caso gli aggettivi etichettano un calderone di sensazioni, di sentimenti vaghi ma distillati, eterei però concreti eccetera, stimolati da sonorità o aggressive e monolitiche, possenti, devastanti – come qualunque gruppo stoner o parecchia elettronica, o da sonorità acide, musica “psichedelica”, la roba che “viene da un altro pianeta” - un nome per tutti Barrett, o il prog.
Scusate l’approssimazione, il punto è un altro: ci possiamo anche chiedere come faccia, che strumenti usi, che percorso abbia intrapreso l’artista ma, alla domanda del perché lo faccia, l’unica risposta che riesco a darmi è: perché io provi queste sensazioni, perché lui prova le stesse, e perché in questo momento io e lui diventassimo una cosa sola.*
Ecco perché un Delacroix può essere sexy.
Attenzione, a questo stato d’animo possiamo arrivare vivendo anche altri aggettivi, come “dolce”, “geniale (?)”, “poetico”. Il motivo per cui ora vi parlo di SebastiAn, è che lui aziona queste leve emotive esclusivamente grazie alla sua “sickness”.
2. TOTAL
Contiene 22 tracce. E’ il primo vero album di SebastiAn.
La copertina, come potete vedere, è piuttosto interessante. Serve che vi elenchi gli aggettivi più utilizzati nei commenti web? Ah, giusto, ai soliti due devo aggiungere “gay”.
Vorrei proporvi la spiegazione della cover da parte del protagonista:
the idea of a double kissing itself represents my vision of the artistic posture; it’s a type of serious joke on the relationship that an artist has with his ego. [the cover] symbolises the total desire of the creator, the absolute ego of the artist who kisses and devours himself.
Direi che il Nostro ha preso la questione di petto: mi piace quando qualcuno ci ricorda le cose trasparenti, quelle davanti ai nostri occhi tutti i giorni.
When you play a game, you should play it all the way or not at all.
Sick. E per finire:
So, for instance, even if you don’t like your face you should embrace it, emphasise it, even!
Ok, per favore, non pensate che S. possa mai utilizzare un tristissimo punto esclamativo. Comunque il concetto della copertina ora è chiaro: il rapporto tra l’artista e il suo ego, la resa di fronte al misero autocompiacimento. La cosa inquietante è che – per me, a lui sembra bastare così.
Ah, inoltre, vorrei sottolineare il bianco e nero che va a rompere quella tradizione di colori più o meno fluo tipici della scena electro-clash-dance.
3. IL GIORNO IN CUI SONO ANDATO A VEDERE
Il giorno in cui sono andato a vedere SebastiAn, dalla mattina a un minuto prima di entrare nel locale, ero infettato da una paranoia. Ero convinto che, a causa della sicura bolgia creata da ragazzi sicuramente più violenti di me e dalle proprietà distruttive insite nella musica del Nostro, mi sarei rotto una gamba. Comunque. Erano i primi giorni di marzo 2009, ero con due amici, e ci trovavamo alle undici pm nella zona industriale di Marghera a emettere condensa da ogni orifizio, in coda.
Il concerto (dj set) è iniziato all’una, subito con la sua versione di “Killing in the name of”, seguita da Stress (l’autoremix dei Justice, intendo). Quindi ecco, la situazione è diventata subito molto movimentata, molto “sick” e “insane”, e SebastiAn fumava le sue 30 sigarette, noi vivevamo un grande momento di preghiera anni ‘00 e tutto andava per il meglio.
Due giorni dopo giocando a calcetto mi sono slogato la rotula.
4. IL CONCETTO DELL’ENORME DITO MEDIO
E’ un concetto molto caro a SebastiAn. Tre mesi prima dell’uscita di Total, è stato pubblicato un “X rated teaser”, in parole povere una specie di trailer di 1 minuto e mezzo. Come colonna sonora aveva Total – la title track, ed era una rapidissima successione di immagini raccapriccianti, scabrose, oscene, disgustose. Scopo? “Nessuno”.
Oppure. Threnody è una canzone che il produttore franco-serbo ha fatto girare l’anno scorso: dura dodici minuti. Un iniziale ronzio piano, piano, piano, assume frequenze sempre più alte, fino a diventare un sibilo micidiale, insopportabile, portando il tutto a una catarsi di 50 secondi caratterizzata da, fondamentalmente, casino.
Per non parlare di quando l’anno scorso a Marsiglia ho comprato la sua colonna sonora di “Notre Jour Viendra”, film di Romain Gravas (figlio di Costa) con – ehm - Vicent Cassel. Mi aspettavo… la solita roba distruttiva, e quello che ha confezionato è invece una serie di composizioni delicatissime, esclusivamente al pianoforte.
Altro esempio sono i suoi remix, di qualunque genere – e MOLTO lodati da tipi come i Daft Punk, o gli otto cortissimi riempitivi inseriti in Total.
Ah giusto, parlando del disco: dito medio sarebbe promettere una recensione e non dare nessuna informazione precisa.
*solo una volta finita la bozza dell’articolo, ho cercato qualche intervista oltre a quella riportata nel punto 2. Sono veramente poche. Il fatto è che in una, SebastiAn dice proprio:
There is a religious moment of a spiritual kind – a unification. (sic)
Gli oscar Mondadori (Classici) mi piacciono perché sono neri e perché prima di beccarmi il romanzone mi leggo la biografia dell’autore, che negli oscar si chiama CRONOLOGIA.
Per esempio, leggere la biografia di Tolstòj prima di cimentarsi in Anna Karenina è come mettere le birre in frigo un’ora prima della partita. Per esempio, leggere la CRONOLOGIA, anche del conte Lev, può celare perle come questa.
1830
Morte della madre, allora quarantenne. Tolstòj scriverà, nei suoi Ricordi:
Una è che se vuoi essere fine, citi l’incipit di Orgoglio e Pregiudizio. Anna Karenina. ecc
Per esempio Il Post ne adora uno. Ogni tanto salta fuori e sorrido perché mi sento a casa: immagino il titolista (?) che schiuma di piacere, pensando a robe tipo è Carver, l’hai capito, no? Magari sto esagerando un pochino.
Questoarticolo dell’Awl ha raccolto un paio (no, sono tantissimi) di titoli a tema.
Avete presente che di Wittgenstein gira sempre la solita, povera foto? Un primo piano in bianco e nero? Boh, a me succede anche con il buon vecchio Raymond.
C’è una lingua che capisco alla perfezione, ma non so parlare. Non la posso parlare: non solo perché mi mancano esercizio, studio, un contesto in cui praticarla (riguardo a quest’ultimo poi, è l’esatto contrario). Si tratta del dialetto. Non è precisamente dialetto veneziano, ancora meno padovano o trevigiano. È l’idioma utilizzato (sempre meno) nel paese di ottomila anime in cui vivo da ventuno anni, il baricentro geometrico del triangolo Padova-Treviso-Venezia.
Non abbiate paura, non siete persone cattive, fa veramente cagare e basta.
Ti ho incontrato per caso, come un angelo guerriero sei arrivata a distruggere tutto. Le luci delle macchine sfrecciano sul muro, entrano dalle persiane e disegnano la stanza come raggi fotonici di bellissime astronavi.
eh?
Ci aveva già provato minimum fax, con Cosa Volete Sentire, e le recensioni non invogliavano l’acquisto - diciamo - obbligatorio.
E’ una vecchia storia, un po’ triste e banale: se sai suonare, suona, se giochi a calcio, non scrivere (auto?)biografie agiografiche*. Sì, sono da mettere sullo stesso piano.
Non è snobbismo, non è un discorso elitario, non c’entra assolutamente niente, chiamiamolo buon senso (al posto di buon gusto).
*in una società in cui sodomizzare soubrette e collezionare risse in discoteca sono medaglie al merito, agiografiche può andare.